Pesci nel Mar Morto come nella Bibbia :a profezia di Ezechiele e' compiuta

InVilla Sensations Marina di Pisa: spaccato di un paese culturalmente allo sbando

InVilla Sensations Marina di Pisa: spaccato di un paese culturalmente allo sbando

Bene...lo scopo di questo post e' di accendere i riflettori su questo locale in particolare, e portarlo ad esempio per i metodi discutibili che vengono applicati come consuetudine da molti altri spacciandoli come sicurezza, dove in realta' vengono commessi disastri culturali e reati penali gravissimi, veicolati tramite esempio da emulare a migliaia di giovani che li frequentano...

Ho preso questo locale come campione,poiche' I fatti descritti di seguito, derivano dalla mia esperienza diretta...

Tre settimane fa, nel mese di luglio, volevo passare una serata dopocena in questo locale, in cui si puo' cenare, ballare,o semplicemente bere conversando, godendo di una buona location sul mare, (ottimo per il periodo estivo) ,quindi verso mezzanotte mi presentai all'ingresso, che era presidiato da 3 addetti alla sicurezza in completo nero, e da 2 responsabili del locale.

Al mio arrivo c'erano una ventina di persone che aspettavano il loro turno per entrare, ma gli addetti non lo permettevano, quindi pensai che era ancora presto, e che da li a poco avrebbero aperto le transenne,poiche' dentro cmq c'era gia' musica e gente che ballava..
Attesi circa 20 minuti, e il numero delle persone che aspettavano di entrare aumento' notevolmente, credo che superassimo abbondantemente le 100, ed essendo l'ingresso direttamente sul marciapiede  della carreggiata, molte di esse a sostavano direttamente sulla carreggiata della via litoranea, sensibilmente trafficata da veicioli a motore,essendo l'arteria principale del paese,costringendo molti automobilisti a vere e proprie acrobazie per evitare di investirli...

Credevo di entrare per ordine di fila, oltretutto e' un locale a ingresso libero senza obbligo di biglietto d'ingresso, ne di consumazione obbligatoria, non essendo richiesta alcuna ricevuta per l'uscita, (le consumazioni costano 8 euro) , ma con mio stupore, vidi che i responsabili del locale spalleggiati dai buttafuori, sceglievano e indicavano direttamente chi poteva entrare e chi no, in base al loro esclusivo giudizio personale, quindi prima tutte le donne sole, poi le coppie, e infine chi voleva un tavolo ( ovviamente a pagamento), tutti gli altri compreso io poiche' ero solo, rimanevano posteggiati fuori diluiiti lentamente a 2 o tre alla volta, quando tocco' a me, dopo circa 50 minuti, mi fu impedito l'ingresso, poiche' pur essendo in camicia, avevo i bermuda, e seppur a malincuore, accettai la motivazione e me ne andai..

Questa sera, dopo 3 settimane, ho deciso di riprovare a passare una serata in questo locale, quindi verso mezzanotte mi ripresento all'ingresso, trovando la solita scena descritta sopra relativa alla volta precedente, ma questa volta mi ero premunito, indossando pantaloni lunghi e camicia, premetto che sono un over 50 , 1, 80 di altezza per 76 kg, quindi bello o brutto mi ritengo cmq decoroso, anche se questi non dovrebbero in alcun modo essere parametri validi per selezionare le persone, ma conoscendo i miei polli e come ragionano.....
Ebbene... stessa scena dell'altra volta, prima le donne,poi le coppie poi i tavoli,,poi i single maschi (piano piano) ma tanto io ero in camicia e pantaloni lunghi..bene ero in prima fila toccava a me, metto un piede avanti, ma il buttafuori mi stoppa dandomi le spalle e mettendomi il braccio teso allo stomaco... stessa scena per ben 4 volte, ogni volta che riaprivano le trasenne....

Dopo 45 minuti che aspettavo il mio turno, e 4 impedimenti, chiedo gentilmente all'addetto se c'era qualche problema, visto il suo comportamento, ma che non volevo fare polemica, ma soltanto capire i parametri di selezione, ed egli mi risponde,prima le donne, poi le coppie, poi i tavoli, ma che gli over 50 non sono graditi perche' sciupano l'immagine del locale,  rispondo ringraziando della gentilezza, volto i tacchi e me ne vado...
Questi i fatti della mia esperienza, di seguito alcune norme palesemente violate in base alle vigenti leggi italiane,anche se resta il problema morale , culturale e della liberta' personale, da trattare separatamente in altro ambito...


quello che segue e' tratto dal blog la legge e' uguale per tutti : consulenze legali

La selezione all’ingresso delle discoteche è sempre più frequente per motivi di sicurezza.
Ma l’abito o l’aspetto fisico sono motivi sufficienti per impedire a qualcuno di divertirsi?
Negli ultimi anni, complici numerosi fatti di cronaca nera legati, per lo più, a spaccio di droga, risse e prostituzione, la selezione all’ingresso delle discoteche (anche conosciuta come “selezione alla porta”) si è fatta non solo più frequente ma anche particolarmente rigorosa.
Ma è legale “selezionare” i clienti di una discoteca? Le discoteche non sono locali pubblici? Che cosa prevede la legge in merito?
La realtà è che dare una risposta univoca risulta, tuttora, particolarmente difficoltoso, nonostante la legge dica espressamente che gli esercenti non possono, senza un legittimo motivo, rifiutare le prestazioni del proprio esercizio a chiunque le domandi e ne corrisponda il prezzo [1].

Dunque, attenendoci alla lettera di tale disposizione, una discoteca non avrebbe diritto ad effettuare una selezione all’ingresso, dovendo garantire il servizio di intrattenimento a chiunque corrisponde il prezzo del biglietto. 
Sarebbe, quindi illegale e, se denunciata, può comportare la chiusura del locale e la sospensione della licenza d’esercizio o, in caso di recidiva, il suo ritiro.

Non solo: nel caso in cui l’accesso al locale sia impedito con la forza, la minaccia o la coercizione, può configurare reato penale (violenza privata, minacce, lesioni).

Se, poi, il cliente viola la barriera del locale e viene conseguentemente fermato con violenza da parte degli addetti alla porta, tale comportamento violerebbe la libertà di movimento dell’individuo e potrebbe configurare il reato di sequestro di persona o – come si diceva – violenza privata [2].

Ancora: l’applicazione di eventuali transenne davanti ai locali viola le norme di pubblica sicurezza e, se non autorizzato, presume l’occupazione abusiva del suolo pubblico (sanzionabile a livello amministrativo).

In poche parole: discoteche, pub e quant’altro sono locali pubblici e nessuno vi può dire di non entrare sulla base di come siete vestiti, del fatto che abbiate o meno un invito o siate inseriti in delle liste.
L’importante è avere i soldi per pagare l’ingresso.

Ma… sì, c’è un “ma” che merita qualche parola in più.
Non tutti sono, infatti, d’accordo con tale modo di intendere il dettato legislativo, sulla base del fatto che la norma di cui si parla si inserisce in un più ampio testo, relativo “esercizi pubblici”: di conseguenza, il suo vero obiettivo è quello di garantire, in via generale, la fruizione di servizi ritenuti essenziali per la clientela quali, ad esempio, vitto e alloggio erogati in esercizi come bar, ristoranti, alberghi, dove normalmente non ci sono formalità di accesso.

La discoteca e, più in generale, i locali di pubblico spettacolo e trattenimento si differenza in questo: vi si accede normalmente previo pagamento di un biglietto e non è ravvisabile un’offerta di servizi caratterizzata da quella “essenzialità” che contraddistingue gli esercizi pubblici sopra menzionati.
Discoteche: è legittima la selezione in base al colore della pelle?

Come si può intuire, allo stesso modo non si possono considerare legittime altre forme di selezione, fondate su criteri quali sesso, razza, credo politico o religioso, condizioni personali e sociali, nel rispetto proprio del principio di eguaglianza a cui si ispira l’ordinamento italiano [3].
Ciò vale anche nell’ipotesi in cui la selezione su base razziale sia “giustificata” da fatti di cronaca dei quali si sarebbero resi colpevoli soggetti di colore: chiunque, bianco o nero, giallo o rosso, può macchiarsi di comportamenti riprovevoli [4].

Discoteche: chi sono i bodyguards?

La questione è particolarmente delicata se si pensa che, nella maggior parte dei casi, la selezione all’ingresso diventa uno dei pochi strumenti che i gestori di una discoteca hanno a disposizione per salvaguardare l’integrità delle strutture, degli arredi e delle attrezzature dei locali, dei beni della clientela ma anche per evitare spiacevoli episodi di violenza e fatti di cronaca nera.

Si tenga presente, però, che quella dei bodyguards alla porta è una vera e propria attività di vigilanza privata su beni mobili ed immobili per conto terzi che necessita, per il suo espletamento, di un’apposita licenza [5], con la conseguenza che gli incaricati di tale servizio dovranno essere in possesso della qualifica di guardia particolare giurata.

La salvaguardia dell’incolumità delle persone fisiche e la tutela dell’ordine pubblico è un’attività propria esclusivamente delle forze dell’ordine, con la conseguenza che la prestazione di tale servizio da parte di buttafuori improvvisati tali o assunti solo per una serata e occasionalmente realizza un’intrusione nella sfera di attribuzioni della pubblica autorità e l’assunzione o lo svolgimento da parte di privati delle funzioni ad esse riconducibili [6].

Discoteca: per uscire devo per forza consumare?

Sempre più frequenti quei locali che aggirano il divieto di selezione all’ingresso con un escamotage che, però, non serve a sfuggire alla legge: stiamo parlando dell’ingresso libero, ma con consumazione obbligatoria.
In pratica, con il pagamento del drink al cliente viene rilasciato un ticket che gli serve per uscire, poi, dalla discoteca a fine serata.

E se non intendo consumare nulla?
In tal caso, la mancata esibizione, all’uscita, del “lasciapassare”, fa sì che alcuni buttafuori impediscano di valicare la porta.

In presenza di una simile condotta, tuttavia, si realizza un vero e proprio sequestro di persona, anche se per pochi secondi.
Infatti, il cliente ha solo commesso un illecito contrattuale, di natura civilistica (il mancato pagamento della consumazione obbligatoria) e la sua costrizione fisica a non allontanarsi dal locale costituisce un vero e proprio reato, passibile di querela.

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