Foto: Alessandro Corsoni, Wikimedia Commons, CC BY 2.0 — cappella affrescata di Villa Mirabella, Gabbro
Alle porte di Gabbro, frazione collinare di Rosignano Marittimo, immersa nel silenzio della campagna toscana, sorge Villa Mirabella: una dimora del XVIII secolo che per generazioni è stata il simbolo del paese.
Oggi è un gigante ferito — abbandonata da oltre trent’anni, divorata dall’umidità e dal tempo — ma ancora capace di raccontare un passato aristocratico che non vuole scomparire.
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Origini della villa: i Finocchietti e il 1761
Villa Mirabella fu completata nel 1761 come residenza di campagna della famiglia Finocchietti, mercanti di origine francese provenienti da Annecy: in patria il cognome era Fenouillet (anche ricostruito come Feinolliet), ma in Italia la famiglia assunse ufficialmente il nome Finocchietti — non un soprannome popolare, bensì l’identità con cui è registrata nella storia locale e negli atti.
Già nel 1738 Giovan Pietro Finocchietti aveva acquistato l’ampio appezzamento sulle colline del Gabbro; la villa barocca «a padiglione» con cappella privata e giardino pensile nacque da lì, affiancando il palazzo cittadino nel quartiere Venezia Nuova di Livorno.
La famiglia scelse questo luogo per la sua posizione strategica:
- vicino alla via che collegava Gabbro a Castelnuovo
- protetto dai boschi
- con vista sulla valle
- lontano dal caos della costa
Villa Mirabella nasce così come residenza di campagna aristocratica, cuore di una tenuta con terreni, poderi e oratorio consacrato.
L’ingresso monumentale e il soffitto a cassettoni
La vecchia entrata, oggi inaccessibile, era uno dei punti più spettacolari della villa.
Chi varcava la soglia si trovava davanti:
- un soffitto a cassettoni in legno, alto e scolpito
- una sala di rappresentanza per ricevimenti e incontri
- pavimenti originali in cotto
- porte interne decorate con cornici lignee
Un colpo agli occhi, soprattutto per chi non era abituato a vedere architetture nobili in un borgo collinare.
Gli affreschi: un patrimonio che si sgretola
Il salone principale era interamente affrescato.
Gli autori non sono noti, ma si presume fossero pittori itineranti attivi tra Livorno e Pisa nel XVIII secolo.
Oggi gli affreschi:
- si stanno sgretolando
- sono coperti da muffe
- presentano infiltrazioni profonde
- hanno perso intere sezioni figurative
Eppure, nelle parti rimaste, si riconoscono motivi floreali, cornici barocche, scene allegoriche e colori pastello tipici del Settecento toscano.
Il grande camino del salone
Nel salone affrescato era presente un enorme camino in pietra, probabilmente scolpito a mano — uno dei pezzi più preziosi della villa.
Nei decenni di abbandono del Novecento, si narra che il camino possa essere stato asportato o danneggiato; non esiste però una documentazione certa sul punto. Resta il vuoto simbolico di un arredo che un tempo dominava la sala.
La cappella privata: un gioiello devastato
All’interno di Villa Mirabella si trova anche una cappella privata, finemente affrescata.
Era il cuore spirituale della dimora, usata per messe familiari, battesimi, cerimonie private e commemorazioni dei Finocchietti.
Oggi la cappella è stata deturpata, vandalizzata, privata dell’altare e saccheggiata — eppure conserva frammenti di pittura che raccontano ancora la magnificenza originaria.
Il risveglio neogotico: De Ghantuz Cubbe (1886)
Dopo alterne vicende e passaggi di proprietà, nel 1886 la villa passò al marchese Vittorio De Ghantuz Cubbe, proprietario anche della Fattoria del Gabbro.
Non si limitò a restaurarla: la riportò agli antichi fasti con un intervento radicale.
De Ghantuz Cubbe ricostruì il giardino pensile, arricchendolo di strutture in stile neogotico, e fece erigere due torri che ancora oggi segnano il profilo del parco:
- un torrione quadrangolare alto circa 19 metri, gravemente danneggiato da un fulmine nel 1990
- una torre ottagonale più tozza, con lo stesso gusto romantico ottocentesco
Al piano terreno e nel portico comparvero decorazioni dal sapore medioevale; furono costruite anche le scuderie. Per un breve periodo, Villa Mirabella ritrovò la sua vocazione di dimora signorile.
Miari, la Grande Guerra e il lazzaretto del 1918
Nel 1911 la proprietà fu acquistata dal conte Ludovico Miari: furono gli ultimi anni di splendore documentato.
Nel 1918, nel pieno della Prima guerra mondiale e dell’epidemia di febbre spagnola che colpì duramente il territorio, l’edificio fu adibito a lazzaretto — non per febbre gialla, come talvolta si legge per errore nelle fonti, bensì per isolare e curare i malati dell’influenza spagnola.
Nei primi anni Venti la villa divenne sede della caserma dei Reali Carabinieri, prima che i combattimenti del 1944 arrecassero danni gravissimi, mai del tutto riparati.
Dalla casa colonica alla donazione al Comune (1984)
Dopo alterne compravendite (Monte dei Paschi, famiglia Paladini), negli anni Cinquanta la villa, nata come edificio padronale al centro del sistema dei poderi a mezzadria, fu trasformata in casa colonica.
Il 17 gennaio 1984 fu donata al Comune di Rosignano Marittimo, che da allora ne è proprietario — con decenni di progetti di recupero mai portati a termine.
Monicelli e il cinema: un’ultima luce nel 1977
Nel 1977 il regista Mario Monicelli scelse Villa Mirabella come location per alcune scene dello sceneggiato La villeggiatura, tratto dall’omonima commedia di Carlo Goldoni.
Fu forse l’ultimo momento di notorietà pubblica per la dimora, prima del lungo abbandono.
È lo stesso filone del cinema italiano che abbiamo raccontato a Castiglioncello negli anni ’60 — Sordi, Mastroianni, Monicelli, Visconti — quando la costa toscana diventava set naturale di una stagione d’oro.
Cronologia essenziale
- 1738 – Acquisto dei terreni da Giovan Pietro Finocchietti
- 1761 – Completamento della villa e consacrazione dell’oratorio
- 1800–1885 – Passaggi di proprietà, lenta decadenza
- 1886 – Acquisto del marchese Vittorio De Ghantuz Cubbe; torri neogotiche e giardino pensile
- 1911 – Passaggio al conte Ludovico Miari
- 1918 – Lazzaretto per l’epidemia di spagnola (Prima guerra mondiale)
- Anni ’20 – Caserma dei Reali Carabinieri
- 1944 – Danni bellici
- Anni ’50 – Casa colonica
- 1977 – Riprese de La villeggiatura (Monicelli)
- 1984 – Donazione al Comune di Rosignano Marittimo
- 1990 – Fulmine sul torrione neogotico
- 2000–oggi – Degrado avanzato, infiltrazioni, crolli parziali
- 2024 – Progetto televisivo internazionale (Heilman Production LLC, The Italian Job)
Stato attuale: un gigante ferito
Oggi Villa Mirabella è chiusa, pericolante, invasa dalla vegetazione, priva di manutenzione e a rischio crollo in alcune sezioni.
Un cartello ne segnala la pericolosità; il parco con le torri neogotiche si intravede ancora tra cipressi e macchia mediterranea.
Ma nonostante tutto, non è morta.
Ogni stanza conserva un frammento del suo passato aristocratico.
Un filo di speranza: il progetto del 2024
Nel 2024 la villa è tornata agli onori della cronaca per un progetto legato ai fratelli Ryan e Joe Heilman della produttoria americana Heilman Production LLC, interessati a un programma intitolato The Italian Job con l’obiettivo di restituire splendore a un patrimonio dimenticato.
Le promesse sono ancora velate dallo stato di degrado in cui la struttura giace — ma restituiscono al racconto un taglio di attualità e speranza, oltre alla malinconia di un abbandono lungo trent’anni.
Perché raccontarla?
Perché Villa Mirabella è:
- un pezzo di storia del Gabbro e di Rosignano Marittimo
- un simbolo identitario
- un patrimonio culturale dimenticato (iscritto anche ai Luoghi del Cuore del FAI)
- una testimonianza del Settecento toscano e del gusto neogotico ottocentesco
- un luogo che meriterebbe tutela e recupero
Raccontarla significa non lasciarla scomparire.
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