Le piramidi bosniache, il leone e la casta EN

Collina di Visočica vicino Sarajevo, luce e profilo piramidale

Foto: Wikimedia Commons — Visočica / Visoko

Le piramidi bosniache sono uno di quei misteri che dividono il mondo: da una parte chi le considera un abbaglio, dall’altra chi le vede come la prova che la storia umana è molto più antica e complessa di quanto ci raccontino i manuali.
A Visoko, vicino Sarajevo, emergono cinque strutture piramidali di dimensioni ragguardevoli.
La maggiore, la Piramide del Sole, sarebbe addirittura più grande di quella di Cheope.

E non è fatta di pietre naturali: secondo gli studiosi che la analizzano, sarebbe costruita con giganteschi mattoni di calcestruzzo.

Ma il punto più controverso è la datazione: analisi al radiocarbonio avrebbero collocato la piramide al 29.000 a.C.
Un’epoca che, per la storiografia ufficiale, non dovrebbe contenere alcuna civiltà avanzata.

Civiltà dimenticate: Arappa, Danubiana, Atlantide

Negli ultimi decenni sono emerse altre anomalie storiche:

  • la civiltà Arappa della valle dell’Indo, datata a 11.000 anni fa
  • la misteriosa scrittura danubiana, identificata in Romania e attribuita allo stesso periodo

Secondo lo storico Nicola Bizzi, autore di Da Eleusi a Firenze, queste scoperte non sono isolate.
Bizzi sostiene che esistesse una civiltà avanzata, precedente alle culture note, che la tradizione ha tramandato sotto il nome di Atlantide.

Utilizzando materiali inediti custoditi in Toscana, Bizzi colloca l’origine della civiltà atlantidea attorno al 19.000 a.C.
Una civiltà cancellata da due cataclismi:

  • il primo attorno al 10.800 a.C.
  • il secondo attorno al 9.500 a.C.

Entrambi causati da una pioggia di comete che avrebbe innalzato il livello dei mari di 150 metri, ridisegnando la geografia del mondo.

Le attuali Azzorre sarebbero ciò che resta di En, la maggiore delle sette macro‑isole del continente atlantideo.

La casta EN e il simbolo del leone

Secondo la tradizione sacerdotale eleusina, la casta dominante del continente insulare chiamato En aveva adottato il simbolo del leone.
Un animale che ritorna in modo ossessivo nella simbologia antica.

Il giornalista ed etnografo Graham Hancock cita studi geologici che confermano che la Sfinge di Giza sarebbe molto più antica di quanto sostenuto dall’egittologia.
La sua erosione da piogge intense indicherebbe un’età di almeno 10.000 anni, quando l’Egitto aveva un clima tropicale.

Secondo alcuni ricercatori, la Sfinge avrebbe avuto originariamente una testa di leone.
Una firma, forse, dei signori di En.

La storia che non torna

Bizzi critica l’archeologia ufficiale per la sua riluttanza a incrociare i dati con discipline come:

  • geologia
  • mineralogia
  • climatologia

Discipline fondamentali per stabilire le vere datazioni dei monumenti antichi.

Un’altra conferma della “storia proibita” arriva da Göbekli Tepe, in Turchia: un complesso monumentale risalente al 10.000 a.C., con statue, templi e decorazioni che non dovrebbero esistere in un’epoca pre‑agricola.

Il leone: acqua, potere, memoria

Il simbolo del leone ricorre ovunque.
Come ricorda l’esperto Gianfranco Carpeoro, autore di Summa Symbolica, l’associazione tra il leone e l’acqua attraversa millenni.

Fontane con teste leonine che sputano acqua.
Chiuse dei canali irrigui egizi decorate con leoni.
La costellazione del Leone che domina il cielo durante le piene del Nilo.
Venezia, la città più acquatica d’Italia, che ha come simbolo il leone alato.

Al British Museum è custodita una statuetta antichissima che raffigura un uomo con testa di leone.
Un indizio, forse, di una civiltà pre‑diluviana.

Il grande diluvio e la memoria perduta

Il “grande diluvio”, citato in testi antichi di tutto il mondo, avrebbe sommerso intere civiltà costiere.
La doppia grandinata di comete tra il 10.800 e il 9.500 a.C. avrebbe:

  • colpito il Nord America
  • scatenato vulcani
  • oscurato il sole
  • generato una glaciazione
  • sciolto i ghiacci
  • innescato un gigantesco tsunami nel Nord Atlantico

Una catastrofe planetaria che avrebbe cancellato civiltà avanzate, lasciando solo tracce sparse.

Il silenzio sulle piramidi bosniache

A sconcertare è il silenzio che circonda le piramidi di Visoko.
Nonostante 1.500 giovani archeologi le esplorino da anni, la comunità scientifica non le ha ancora “digerite”.

Osmanagich sostiene che nel mondo esistano migliaia di piramidi, molte delle quali ignorate.
Bizzi parla di 90 piramidi in Europa, di cui almeno 15 in Italia.

Un tabù.
Perché le piramidi – non certo monumenti funerari – rimandano inevitabilmente alla misteriosa identità dei loro costruttori: una civiltà che possedeva conoscenze fisiche molto avanzate.

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