Moto e Abbigliamento Bikers dedicato : Le tendenze del 2023 influenzate dall' iconico " Chiodo di pelle "

CHE MOTO VEDREMO NEL 2023 Custom, Classic e Cruiser IL ritorno degli stili retro' delle classic  negli ultimi anni è esploso , con una serie di marchi e modelli del tutto nuovi (soprattutto cinesi) che stanno invadendo il mercato europeo.   potrebbero arrivare una scrambler Honda CL500 e una versione bagger della Rebel 1100.. In Ducati è già confermata la nuova Scrambler , mentre dall'Inghilterra potrebbe arrivare una piccola Bonneville con cilindrata intorno ai 400cc (in collaborazione con Bajaj).  BMW potrebbe presentare una versione in scala della maxi cruiser R18: la R12 con boxer 1250. Ma prepariamoci all'invasione della profanazione sacrilega elettrificata,  perchè probabilmente a Intermot e EICMA 2023 vedremo una apoteosi di moto elettriche .   Fra i marchi che stanno stimolando attivamente la curiosità dei motociclisti c'è Triumph, che porterà la versione di serie della  TE-1  .  Livewire (Harley Davidson) invecie  mostrerà la  Del Mar  in versione definitiva

Scrambler cult : una moto per "Muoversi o arrampicarsi velocemente ma con difficoltà, aiutandosi anche con le mani".

"Muoversi o arrampicarsi velocemente ma con difficoltà, aiutandosi anche con le mani".


Le gare in moto sono nate appena è stata costruita la seconda motocicletta , e quindi passiamo al mix tra storia e leggenda. 

È impossibile risalire alla nascita di una serie di motociclette, che siano da corsa, cafe racer, scrambler.

Sembra che l'origine delle scrambler risalga all'inizio del '900 in Inghilterra, dove i primi motociclisti si sfidavano in una gara singolare , che si svolgeva in parte sull'asfalto e in parte sullo sterrato.

  Le regole erano  molto semplici - si parte dal punto A, vince chi arriva per primo al punto B, il percorso lo sceglie il pilota, quindi il pilota sceglieva quello piu' breve, fatto sia di asfalo , sia di sterrato fango, buche, e dossi.

Non c'erano tantissime strade asfaltate e così molti tratti si percorrevano sullo sterrato, a volte andava bene, a volte un po' meno e si rimaneva impantanati.

Se si pensa alle scrambler tuttavia c'è un punto fermo: la prima moto che viene in mente è la Triumph di Steve McQueen usata nel film cult On Any Sunday e ne La grande fuga. 

L'interpretazione più nota di scramble è però "mescolare", adottata perché una scrambler è in effetti un mixi di stili, poiché in sostanza è una moto da fuoristrada ricavata trasformando una stradale.

"L'essenza del motociclismo e un mondo pieno di libertà, e di emozioni".

Il termine "scrambler" deriva dal verbo inglese "to scramble" che significa mischiare.

Così erano chiamate, in alcuni territori di provincia statunitensi della fine anni cinquanta, le motociclette stradali cui venivano applicati manubri, pneumatici e rapporti da fuoristrada, al fine di agevolmente percorrere le lunghe strade sterrate che collegavano i "ranch" alle vie di comunicazione pubbliche.

A questo proposito sembra che il termine scrambler sia stato usato per la prima volta da un commentatore sportivo per descrivere un momento critico di una gara, e in tal caso la definizione più calzante, e che rende molto bene le situazioni in cui andavano a cacciarsi questi primordiali corridori, appare questa (dal Cambridge Dictionary):

"Muoversi o arrampicarsi velocemente ma con difficoltà, spesso aiutandosi anche con le mani".

Arrivato in Europa, il termine fu utilizzato soprattutto dalle case italiane e inglesi che, a partire dagli anni sessanta sfornarono un cospicuo numero di modelli "scrambler".

All'epoca non esistevano le categorie di moto che ci sono oggi, c'erano solo le stradali, e quindi per adattarle alla nuova moda on-off ci si arrangiava modificandole in modo più o meno efficace.

 Considerando che non esistevano nemmeno i cataloghi di parti speciali, gli interventi si limitavano a delle modifiche fatte in modo approssimativo - allungando le sospensioni, montando parafanghi più ampi per evitare il bloccaggio delle ruote per via del fango - installando manubri più larghi per facilitare la guida e, se si trovavano, gomme con tasselli più pronunciati.

Quando poi si tratta di serie storiche, nate svariati lustri or sono, non c'è una data certa e la storia si confonde con la leggenda ,le moto sono emozioni, non la soluzione di un'equazione razionale , la fantasia ci sta, quindi per trovare la prima "vera" scrambler di serie occorre aspettare gli anni '50. 

È la Triumph ad aprire la strada, costruendola sulla base delle bicilindriche Trophy, Bonneville T-120TT, T120C e TR6 SC. 

Sono le moto migliori per l'epoca, le più veloci, ed è l'americano Bud Ekins a portarle in gara e vincere numerose gare da metà anni '50 in poi. 

Bud è amico e controfigura Steve McQueen, noto in particolare per essere il pilota del salto del filo spinato del film La grande fuga, e la coppia renderà famose nel mondo le bicilindriche inglesi, dando ufficialmente il via al segmento delle scrambler.

Nei primi anni Sessanta negli USA ,un importatore  chiese ufficialmente alla Ducati la realizzazione di una motocicletta adatta all'uso stradale, ma anche in grado di affrontare agevolmente percorsi sterrati, Dando il via alla iconica Ducati Scrambler, modello ancora attuale, seppur rivisto ed aggiornato agli standard attuali

Nelle gare americane nel deserto , la cosa più importante era l'affidabilità e l'obiettivo era arrivare in fondo.

Con i mezzi che c'erano negli anni '60 non era facile, e questo ha contribuito a consolidare il mito di quegli anni rendendo le scrambler molto popolari.

Tuttavia parte della veicolazione di massa al  culto Scrambler , è dovuto alle pellicole  di Steve Mc Qeen.

Non dimentichiamo che Steve era anche un vero pilota, ha guidato le moto da fuoristrada su base Triumph in numerose corse nel deserto tra la California e il Messico.

Ha partecipato anche alla Sei giorni internazionale di trial (ISDT) del 1964, tenutasi nella Germania dell’Est, in qualità di pilota dell'American Vase team , che per la prima volta rappresentava ufficialmente gli Stati Uniti come squadra affiliata F.M.I. (Fédération Internationale de Motocyclisme).

Ma come erano fatte le prime scrambler?

Le scrambler hanno dato il via alla categoria delle moto da off-road specialistiche, ma nascono dalle moto stradali, e lo stile delle prime moto da gara era piuttosto rude quanto affascinante , si eliminava tutto ciò che non serviva, fanali, cruscotto, parafanghi.

L'impianto elettrico era ridotto al minino, si montava in serbatoio più piccolo e una sella monoposto ben imbottita per dare una mano alle sospensioni posteriori, dall'efficacia limitata. 

Il carburatore si proteggeva con un buon filtro contro la polvere e la sabbia , e si segavano via brutalmente i terminali, il rumore non era certo un problema. 

Infine si montavano pneumatici tassellati resistenti alle forature e i più esperti modificavano le sospensioni, per aumentare la luce a terra e la capacità di assorbire le asperità.

È per questo che importanti case motociclistiche come Honda, hanno iniziato a offrire modelli già pronti per lo sterrato, vicini alle moto da fuoristrada di oggi , ed è per questo che le scrambler si possono considerare le progenitrici delle moto da cross, così come le come le cafe racer lo sono delle attuali sportive.

In Italia, molte delle più importanti case costruttrici avevano in listino un modello turistico trasformato "scrambler", come DucatiMoto GuzziLaverdaMoto MoriniBenelliMV Agusta o Gilera.

 Inizialmente, modelli appositamente concepiti per cercare uno sbocco commerciale sul mercato americano, ebbero grande successo su quello nazionale.

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