Passeggiavo immerso nei miei pensieri nel lungomare autunnale. Il mare era una lastra grigia, immobile, e il vento portava odore di ferro e alghe. Poi accadde. Il mondo semplicemente si spostò.
La luce cambiò direzione. La linea delle case si piegò come se avesse perso equilibrio. E sotto i miei piedi l'asfalto non c'era più. C'era sabbia. Sabbia pura, continua, fino all'orizzonte, su ogni lato. Il nulla. Il deserto.
Mi ritrovai lì, senza transizione, senza motivo. Davanti a me, un edificio semplice, povero: muri bianchi in calce, due portoni alti in legno intarsiato. Nessuna voce, nessun suono proveniva dall'interno. Solo un senso di sacro che traspirava da quelle pareti come un respiro lento.
Alla mia sinistra, molto lontano, intravedevo una città. I tetti arabeschi, le cupole tonde, il vento del deserto che portava voci di folla, risate, lussuria, felicità. Tutto il meglio della vita mondana che un uomo possa desiderare.
Rimasi un attimo a pensare verso quale metà dirigermi. Poi appoggiai una mano su quei portoni alti, quasi per accarezzarli. E loro, silenziosamente e dolcemente, si spalancarono con un tacito gesto di benvenuto.
Dentro, una figura mi osservava, immobile nella penombra. Un volto che non riuscivo a mettere a fuoco, eppure ogni suo tratto sembrava esatto, necessario. Non disse nulla. Non serviva.
Da qualche parte, tra le colline toscane, una moto avanzava. La strada saliva e scendeva come un respiro, e il viaggiatore non sembrava cercare nulla. Il motore vibrava piano, una nota continua che si infilava nel silenzio del deserto come se appartenesse a entrambi i luoghi.
Le colline erano morbide, color miele. Il deserto era fermo, color cenere. Eppure si toccavano. Si sovrapponevano. Per un istante, la Toscana entrò nel deserto come una lama di luce, e il viaggiatore si fermò su un crinale che non avrebbe dovuto esistere lì.
Guardò l'orizzonte. Io guardai l'orizzonte. La stessa linea, la stessa luce, lo stesso punto.
Il mare tornò mare. Il lungomare tornò lungomare. La moto sparì dietro una curva che non avevo mai visto. Il deserto si richiuse come una pagina che non vuole essere riletta.
Continuai a camminare. Come se niente fosse successo. Come se tutto fosse successo.
E ogni tanto mi torna in mente quell'esperienza, e mi rendo conto che una parte di me è ancora lì, dentro quelle mura bianche, perché non è pronta a ricongiungersi. E forse non lo sarà mai.
Da allora, ogni volta che vedo una moto solitaria tagliare la Toscana, mi torna quella sensazione sottile: che da qualche parte, senza fretta, quel punto è ancora aperto.



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