Fonte: Wikimedia Commons
Il viaggiatore era al terzo Negroni
e già il mondo gli sembrava più sincero.
Il ghiaccio si scioglieva lento,
come si scioglie la dignità degli uomini
quando provano a fare i conti con la vita.
Beveva il suo gin, quello giusto,
quello che non ti tradisce al primo sorso.
Fuori settembre moriva come un cane stanco,
e la città si ritirava in un letargo da codardi.
Le luci dei paesi sotto tremavano come vecchie lampadine,
e l'estate moriva senza poesia,
con la crudeltà di un animale che ti guarda mentre smette di respirare.
Lui no.
Lui restava sveglio a guardare la TV
che urlava dei "pericoli dell'IA"
come se l'umanità non fosse già un pericolo di suo.
Il viaggiatore rise.
Gli uomini, pensò, sono androidi molecolari
programmati male,
con un bug chiamato libero arbitrio
che li manda in crash ogni volta che provano a pensare.
Il Creatore?
Un architetto annoiato,
uno che ha costruito la vita
come si costruisce un giocattolo difettoso
e poi si diverte a guardarlo rompersi.
E ora gli idioti hanno creato qualcosa
più intelligente di loro
e tremano come foglie.
L'IA non è un miracolo:
è un promemoria.
Un biglietto lasciato sul tavolo dal Creatore:
"Ragazzi, siete fuori produzione."
Il viaggiatore finì il Negroni,
spense la TV,
e capì che la verità era semplice:
non è l'IA a sostituire l'uomo.
È il Creatore che ha deciso
che era ora di cambiare modello.
E forse — pensò —
la filosofia è tutta qui:
non siamo noi a capire il mondo.
È il mondo che, ogni tanto,
decide di fare a meno di noi.
Il viaggiatore continua.
Commenti
Posta un commento